Quando il potere comunale sostituisce il procedimento previsto dalla legge con rassicurazioni legali e voti favorevoli, il problema supera un singolo piano urbanistico. Diventa una domanda: chi controlla ancora il potere a Pirano?
La notizia pubblicata ieri sulla decisione della Corte costituzionale relativa al piano particolareggiato Ob Belokriški è scomoda per il potere locale soprattutto per la chiarezza del suo messaggio.
Nella decisione del 24 settembre 2026 la Corte ha accertato che il decreto era contrario alla Costituzione. Ha attribuito a tale accertamento gli effetti dell’annullamento.
Il punto è semplice: quando la Corte costituzionale abroga una norma, la elimina dall’ordinamento. Il Comune può approvarne una nuova, ma deve seguire il procedimento prescritto. Non può far rivivere il vecchio decreto con un’altra votazione.
È qui che la volontà politica incontra il limite dello Stato di diritto.
LE RASSICURAZIONI DI MATOZ NON SOSTITUISCONO IL PROCEDIMENTO
Secondo Megafon, durante la discussione del 2024 il sindaco Andrej Korenika spiegò che diverse proposte, fra cui Belokriška, si basavano sul parere del giurista esterno Franci Matoz, anziché su quello dell’amministrazione comunale. Presentò questa strada come possibile e legittima. Nella stessa seduta venne illustrato anche il parere contrario dell’ex giudice costituzionale Ciril Ribičič.
Gli avvertimenti, dunque, esistevano.
Una consulenza legale esterna può essere utile. Il suo valore dipende però dalla qualità degli argomenti e dalla conformità alla legge. Il prestigio di un avvocato non crea competenze che il Comune non possiede e non sostituisce un procedimento obbligatorio.
Qui sta la debolezza della strada scelta dal Comune con la consulenza di Matoz: la possibilità di approvare nuovamente il decreto è stata trattata come soluzione sufficiente, mentre bisognava prima risolvere la questione del procedimento legittimo per adottarlo.
Il voto conclude il processo decisionale. Non può sostituire tutto ciò che avrebbe dovuto precederlo.
Se il potere ritiene valida una soluzione urbanistica, deve saperla portare avanti attraverso un procedimento legittimo. È proprio lì che si verifica se gli argomenti reggono alle domande degli esperti, alle obiezioni e al controllo pubblico.
IL PROCEDIMENTO NON È UN OSTACOLO DA RIMUOVERE
I procedimenti urbanistici hanno uno scopo. Prima del voto devono consentire il confronto e la raccolta delle informazioni necessarie a valutare soluzioni diverse. La Corte costituzionale ha sottolineato proprio questa funzione.
Parlare di semplici formalità è quindi fuorviante quando serve a sminuire la partecipazione pubblica e la verifica tecnica.
Il territorio rimane anche dopo la fine del mandato. Le conseguenze delle costruzioni ricadono sui vicini, sulle infrastrutture e sulle generazioni future. I cittadini non sono un fastidioso intralcio alla realizzazione dei piani di chi governa.
La possibilità di partecipare è parte della legittimità della decisione.
Un potere che cerca rapidità saltando i procedimenti produce incertezza giuridica. Anche per i proprietari e gli investitori nel cui nome sostiene di agire.
IL SINDACO NON PUÒ NASCONDERSI DIETRO IL GIURISTA
La responsabilità politica di Andrej Korenika comincia dalla scelta di proporre e difendere questa strada.
Il sindaco può acquisire un parere legale esterno. Deve però anche valutare gli avvertimenti, spiegare i rischi e assumersi la responsabilità della scelta.
Richiamarsi al consulente legale non trasferisce la responsabilità del sindaco allo studio dell’avvocato.
In occasione della successiva abrogazione comunale del decreto, Delo ha riferito che il sindaco respingeva l’interpretazione di un’ammissione indiretta di illegittimità e sottolineava la tutela dei diritti dei proprietari dei terreni.
Ma tutelare i proprietari richiede basi giuridiche affidabili.
L’ambiguità politica emerge quando il potere parla di un obiettivo utile lasciando da parte la legittimità del percorso scelto. Una buona intenzione, anche quando è autentica, non sana un procedimento illegittimo.
Il sindaco deve ora una risposta chiara ai cittadini: perché ha insistito su questa strada nonostante gli avvertimenti e che cosa cambierà dopo la decisione?
I CONSIGLIERI NON SONO IL SERVIZIO DI VOTO DEL SINDACO
Sono responsabili anche i consiglieri che hanno sostenuto la nuova approvazione.
Non occorre dimostrare istruzioni segrete per chiedere loro di spiegare il voto. La responsabilità è pubblica già perché hanno deciso.
Un consigliere deve saper dire quali argomenti ha verificato, come ha valutato gli avvertimenti e perché ha sostenuto la proposta. Rispondere che il giurista ne aveva garantito la legittimità o che la maggioranza era favorevole è troppo poco per una decisione così importante.
Se un consigliere affida il proprio giudizio al sindaco e poi si limita ad alzare la mano, trasforma il mandato in obbedienza politica.
Nel linguaggio politico questo comportamento può chiamarsi servilismo: rinunciare al proprio giudizio per la comodità di appartenere alla maggioranza. Se un singolo consigliere abbia agito così, devono mostrarlo le sue risposte a domande concrete. Ma la maggioranza collettiva non deve diventare un nascondiglio collettivo.
La mano che vota appartiene al singolo consigliere. Anche la responsabilità.
ORA SERVE UN RENDICONTO DELLE RESPONSABILITÀ
Dopo questa decisione il Comune dovrebbe spiegare pubblicamente:
- quale parere legale fosse alla base della nuova approvazione;
- come siano stati valutati gli avvertimenti contrari;
- quanto siano costate consulenza e successiva rappresentanza legale;
- come intenda gestire la pianificazione futura e le conseguenze dell’incostituzionalità accertata.
La decisione non accerta corruzione personale, responsabilità penale o voti impartiti su ordine. Per una valutazione politica non ne abbiamo nemmeno bisogno.
È già abbastanza grave il modo accertato di trattare una norma comunale.
Pirano ha bisogno di un sindaco che sappia motivare una decisione legittima, di un giurista i cui argomenti reggano alla verifica giudiziaria e di consiglieri capaci di dire no anche alla propria maggioranza.
Belokriška è quindi una prova di responsabilità per tutti e tre.
La Corte costituzionale ha fatto la propria parte. Ora la facciano anche coloro che hanno difeso la proposta e votato a favore.
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