Il Comune di Pirano ha pubblicato un bando per nove borse di studio per l’anno scolastico o accademico 2026/2027.
Tre sono destinate alle professioni carenti, tre agli studenti meritevoli delle scuole secondarie e tre agli studenti meritevoli dei corsi di laurea di primo livello.
È una buona notizia.
Per nove giovani una borsa di studio può significare meno pressione economica, più tempo per studiare e un percorso verso l’istruzione un po’ più agevole. Ogni sostegno di questo tipo è concreto e importante per chi lo riceve.
Ma il bando apre una domanda molto più ampia.
Che cosa vuole ottenere a lungo termine il Comune di Pirano con queste borse di studio?
Si tratta soprattutto di un aiuto sociale ed educativo per nove giovani? Oppure le borse fanno parte di un piano più ampio con cui il Comune intende attrarre professionalità, trattenere competenze e permettere ai giovani di tornare dopo gli studi?
Tra le due cose c’è una grande differenza.
Una borsa di studio è un aiuto. Non è ancora una strategia.
Pubblicare un bando per borse di studio non è difficile.
Più difficile è costruire un sistema nel quale il borsista sappia già durante gli studi dove potrà svolgere un tirocinio, chi lo seguirà professionalmente, quali opportunità di lavoro lo attendono e se, una volta conclusi gli studi, potrà trovare un alloggio nel Comune.
Un vero percorso di sviluppo dovrebbe essere completo:
borsa di studio – tutoraggio – tirocinio – occupazione – alloggio – ritorno o permanenza nel Comune.
Se mancano quasi tutti questi anelli, la borsa resta un gradito aiuto economico, ma non diventa uno strumento di sviluppo comunale.
Il Comune può aiutare un giovane a formarsi per alcuni anni. Non può però aspettarsi che, dopo la laurea, torni soltanto per gratitudine.
Tornerà se qui vedrà un futuro.
Professioni carenti – rispetto a quale carenza?
Tre delle borse previste dal bando sono destinate alle professioni carenti.
Ma l’elenco di queste professioni dovrebbe essere più di un allegato al bando. Dovrebbe essere il risultato di un’analisi seria delle figure professionali di cui il Comune di Pirano avrà bisogno tra cinque, dieci o quindici anni.
Dove mancano persone già oggi?
Nella sanità e nell’assistenza agli anziani? Negli asili e nelle scuole? Nelle professioni tecniche? Nella gestione del territorio, nella tutela dell’ambiente, nella manutenzione delle infrastrutture o nella digitalizzazione dei servizi comunali? Nella ristorazione e nel turismo, dove il Comune ha bisogno soprattutto di posti di lavoro migliori e più stabili durante tutto l’anno?
E, cosa ancora più importante: alla definizione di queste necessità hanno partecipato gli enti pubblici, le aziende comunali, le scuole, le strutture sanitarie e l’economia locale?
La carenza non è soltanto un dato su chi oggi non si riesce ad assumere.
È anche una previsione di quali servizi domani non funzioneranno se il Comune non provvederà per tempo alle persone necessarie.
Se Pirano sa che tra alcuni anni avrà bisogno di determinati professionisti, la politica delle borse di studio deve essere collegata alla pianificazione del personale, ai tirocini, ai praticantati e a concrete possibilità di lavoro.
Altrimenti il Comune può finanziare la formazione di una persona che, terminati gli studi, verrà assunta da un altro Comune.
A un giovane di talento non basta sentirsi dire che ha talento
Sei borse di studio sono destinate a studenti meritevoli delle scuole secondarie e dell’università.
Anche questo è giusto. Il Comune deve riconoscere le conoscenze, la creatività, i risultati nella ricerca e l’impegno dei giovani.
Ma a un giovane di talento non bastano un riconoscimento e un versamento mensile.
Ha bisogno di sentire che le sue competenze sono desiderate a casa.
Perché il Comune non dovrebbe mettere in contatto i migliori studenti con tutor, istituzioni locali, imprese e progetti di sviluppo? Perché i borsisti non potrebbero contribuire già durante gli studi alla soluzione di problemi comunali concreti?
Uno studente di architettura o urbanistica potrebbe partecipare alla riflessione sullo spazio pubblico. Uno studente di informatica ai servizi comunali digitali. Uno studente di servizio sociale ai programmi per gli anziani. Un futuro insegnante, medico, esperto ambientale, operatore culturale o ingegnere potrebbe conoscere già durante gli studi l’ambiente nel quale un giorno potrebbe lavorare.
Non perché il Comune trasformi il borsista in manodopera a basso costo.
Ma perché il legame tra il giovane e il suo territorio non scompaia proprio negli anni in cui decide dove proseguire la propria vita.
L’ostacolo più grande forse non è affatto la borsa di studio
Nemmeno il miglior sistema di borse di studio riuscirà a trattenere i giovani se, terminata la formazione, nel Comune non troveranno un lavoro dignitoso e un alloggio accessibile.
I giovani di Pirano, Portorose, Lucia, Sicciole e dell’entroterra non partono soltanto per studiare. Partono anche perché altrove è più facile ottenere un primo lavoro serio, stipulare un contratto di locazione a lungo termine o iniziare una vita autonoma.
In un Comune turistico il lavoro può essere fortemente stagionale, mentre l’alloggio può costare molto più di quanto consenta lo stipendio di chi è all’inizio del proprio percorso professionale.
Per questo la politica delle borse di studio non può essere separata dalle politiche abitative, occupazionali ed economiche.
Se il Comune aiuta un giovane a conseguire un titolo di studio, ma dopo la laurea può offrirgli soltanto un lavoro stagionale e una stanza a prezzo turistico, non ha creato una via per il ritorno.
Ha formato una persona con una buona ragione per andarsene.
Serve un bilancio pubblico sui giovani e sulle competenze
Ogni anno il Comune dovrebbe pubblicare un quadro semplice:
- quante borse di studio ha assegnato;
- per quali ambiti e professioni;
- quanti borsisti hanno concluso la formazione;
- quanti hanno svolto un tirocinio nell’ambiente locale;
- quanti hanno trovato lavoro nel Comune dopo gli studi;
- quanti vivono ancora nel Comune;
- quali figure mancano negli enti pubblici, nelle aziende comunali e nell’economia locale;
- quali misure concrete prepara per attrarle e trattenerle.
Un simile quadro non interferirebbe con i dati personali. Mostrerebbe però se la politica comunale delle borse di studio raggiunge il proprio scopo.
Se questi dati non vengono raccolti, non sappiamo se le borse funzionano nel lungo periodo.
Sappiamo soltanto di averle assegnate.
Cinque domande per tutti i candidati a sindaco
Il bando di oggi non è quindi soltanto una notizia per gli studenti. È anche una buona domanda per tutti coloro che dopo le elezioni vogliono guidare il Comune.
Ogni candidato dovrebbe rispondere:
1. Di quali figure professionali avrà bisogno il Comune di Pirano entro il 2030? 2. Come collegherà i borsisti con tirocini, tutor e futuri datori di lavoro? 3. Quanti giovani intende riportare nel Comune dopo gli studi durante il prossimo mandato? 4. Quale primo impiego e quale possibilità abitativa può offrire loro? 5. Come misurerà pubblicamente se la sua politica per i giovani funziona davvero?
La risposta «i giovani sono il nostro futuro» non sarà sufficiente.
Il futuro ha bisogno di numeri, scadenze, risorse e di un responsabile.
Nove non sono necessariamente poche. Senza un sistema possono essere anche troppe.
Nove borse di studio possono cambiare nove vite.
Se fanno parte di una politica ragionata, possono aiutare anche il Comune ad attrarre un medico, un insegnante, un ingegnere, un assistente sociosanitario, un esperto ambientale o un’altra persona senza la quale la qualità dei servizi pubblici sarà peggiore.
Se invece ogni anno il bando si conclude con la firma dei contratti e una fotografia, dopodiché nessuno segue più dove siano andati i borsisti e se siano tornati, il Comune non ha una politica di sviluppo.
Ha distribuito denaro.
Il Comune può aiutare un giovane a pagare gli studi. Non può però aspettarsi che torni soltanto per gratitudine. Tornerà se a Pirano vedrà un futuro: lavoro, alloggio, servizi pubblici di qualità e un ambiente nel quale le sue competenze abbiano valore.
La vera misura di una borsa di studio comunale non è dunque il numero dei contratti firmati.
La vera misura è quanti di questi giovani tra cinque anni vivranno e lavoreranno ancora qui.
Fonte per la verifica redazionale
- Comune di Pirano: Bando pubblico per l’assegnazione di borse di studio per l’anno scolastico o accademico 2026/2027 (https://www.piran.si/objava/1383979)
