Quando il centro sanitario comunica che accetta nuovi pazienti e che arriverà una nuova dottoressa, è una buona notizia. Ma l’accesso alle cure mediche di base non dovrebbe sembrare una rara opportunità.
Prima di tutto: è una buona notizia
In un sistema sanitario che funziona normalmente, la notizia che un ambulatorio accetta pazienti quasi non sarebbe una notizia. Sarebbe un’informazione utile sul sito e sulla porta dell’ambulatorio.
Da noi è diventata qualcosa di più: un motivo di sollievo.
Il Centro sanitario di Pirano ha comunicato che l’ambulatorio di Irena Primožič Koradin a Lucia accetta nuovi pazienti a partire dai sei anni compiuti. Secondo le informazioni pubblicate, possono scegliere questo medico anche bambini e adolescenti di Capodistria, Isola e Ancarano. Sono stati inoltre annunciati l’arrivo di una nuova specialista in medicina di famiglia, il rafforzamento delle sostituzioni e la possibilità di effettuare prelievi di sangue anche a Pirano.
Sono passi concreti. Per i genitori, i bambini, gli anziani e tutti coloro che hanno cercato troppo a lungo un medico di famiglia, non sono passi da poco.
È giusto notarli. Ed è giusto riconoscere il lavoro di chi li ha resi possibili.
Quando la normalità comincia a sembrare un privilegio
Dopo la prima soddisfazione resta però una domanda scomoda: perché è diventato una notizia persino il fatto che un medico possa ancora accettare un paziente?
Quasi senza accorgercene abbiamo adottato l’espressione «posti disponibili» dal linguaggio della scarsità. Sembra il bando per un numero limitato di posti, non la descrizione di un servizio pubblico fondamentale. Chi arriva in tempo trova un medico. Chi vede l’informazione troppo tardi continua a cercare.
È così che la carenza diventa normalità.
Cominciamo a celebrare ogni nuovo ambulatorio, ogni sostituzione e ogni medico che arriva. Questa soddisfazione è comprensibile. Sarebbe però pericoloso dimenticare che l’accesso all’assistenza sanitaria di base non è un premio per la rapidità, le conoscenze giuste o una buona informazione.
Non è un lusso. È la base.
Il paziente non vive secondo i confini comunali
Il fatto che l’ambulatorio di Pirano accolga anche giovani pazienti provenienti dagli altri comuni istriani è importante.
La malattia non si ferma davanti al cartello che segna il confine comunale. Nemmeno una famiglia che nel proprio comune non trova un medico disponibile può attendere che si concluda la discussione su chi sia competente per che cosa. Cerca una soluzione dove può trovarla.
Questo dimostra solidarietà e il senso di una collaborazione regionale. Allo stesso tempo rivela quanto sia interconnessa l’assistenza sanitaria primaria nell’Istria slovena. Quando il personale manca in un comune, le conseguenze si avvertono anche nei comuni vicini. Quando si aprono nuove possibilità altrove, la pressione si sposta lì.
Per questo l’accesso alla sanità non può essere affrontato seriamente soltanto entro quattro confini comunali. Servono dati comuni, una pianificazione coordinata e una risposta onesta alla domanda su quante persone il sistema sia realmente in grado di accogliere.
Il Comune non è il ministero. Ma non è neppure uno spettatore.
In sanità è comodo spostare sempre la responsabilità al piano superiore.
Il Comune può indicare lo Stato. Lo Stato la cassa sanitaria. La cassa sanitaria gli standard relativi al personale. La direzione dell’ente la carenza di medici. Alla fine, però, il paziente ha ancora il telefono in mano e cerca di capire a chi rivolgersi.
Naturalmente il Comune non forma i medici, non dirige la politica nazionale del personale e non può risolvere da solo la carenza nazionale di specialisti. Può però occuparsi di spazi adeguati, dell’accessibilità degli ambulatori, del sostegno al centro sanitario, delle condizioni che facilitano l’arrivo di nuovi professionisti e di un’informazione trasparente ai cittadini.
Può anche chiedere risposte con insistenza.
Quanti ambulatori accettano pazienti? Quanti funzionano con sostituzioni? In quanto tempo viene coperto un posto rimasto vacante? Quali servizi devono ancora cercare altrove i residenti di Pirano, a Lucia, Capodistria o in un’altra località? Che cosa farà il Comune per facilitare l’arrivo del personale sanitario?
Non sono domande per un singolo volantino elettorale. Sono dati che dovrebbero essere pubblicamente disponibili durante tutto l’anno.
Il personale non è soltanto un numero
L’arrivo di una nuova dottoressa è una buona notizia. Ma l’accessibilità sanitaria non si risolve con la firma di un solo contratto.
Contano anche le sostituzioni durante le assenze, la reperibilità telefonica, un sistema di prenotazione comprensibile, la continuità delle cure e la vicinanza del laboratorio e degli altri servizi di base. Il paziente non valuta il sistema dall’organigramma, ma dalla possibilità di ricevere assistenza quando ne ha bisogno.
Per questo il successo non dovrebbe essere misurato soltanto dal numero dei medici impiegati.
Dovremmo misurare anche quante persone sono senza un medico scelto, quanto attendono per poterne scegliere uno, quanto rapidamente ricevono una risposta e quanta strada devono percorrere per un servizio che dovrebbe essere di base.
Ciò che non viene misurato può facilmente trasformarsi in uno slogan prima delle elezioni.
«Più medici» non è un programma
Nei prossimi mesi sentiremo certamente più volte la promessa che il Comune ha bisogno di più medici.
Naturalmente ne ha bisogno. Ma questo non è ancora un programma.
Un programma comincia dagli impegni concreti: quali spazi saranno sistemati, quali incentivi saranno offerti al nuovo personale, se sarà disponibile un aiuto per l’alloggio, come sarà organizzata la collaborazione regionale e quali indicatori di accessibilità verranno pubblicati regolarmente.
Soprattutto: chi sarà responsabile di ciascuna misura ed entro quando?
Senza scadenze, numeri e nomi dei responsabili, «più medici» è una promessa utile più o meno quanto «una sanità migliore». Suona bene. Ma non dice al paziente chi potrà chiamare domani mattina.
La domanda della sera
La notizia proveniente dal Centro sanitario di Pirano va accolta positivamente. Dimostra che i miglioramenti sono possibili e che, anche in un periodo di carenza di personale, si possono aprire nuove opportunità.
Ma una buona notizia non è ancora un sistema.
La vera prova sarà capire se tra quattro anni continueremo a riferire con sorpresa che da qualche parte esistono posti disponibili oppure se l’accesso al medico di famiglia sarà diventato qualcosa di tanto normale da non dover più essere presentato come una conquista speciale.
Una politica sanitaria efficace non si misura dal numero di notizie celebrative sui posti disponibili. Si misura da quanto raramente i cittadini sono costretti a cercarne uno.
Fonti e nota redazionale
- [Centro sanitario di Pirano](https://zd-piran.si/)
- [Regional Obala: a Pirano ci sono ancora posti per i giovani pazienti](https://www.regionalobala.si/novica/v-piranu-se-prosta-mesta-za-mlade-paciente-sprejemajo-tudi-otroke-iz-kopra-izole-in-ankarana)
I fatti verificabili sull’accettazione dei pazienti derivano dalle pubblicazioni indicate. Le valutazioni sulla responsabilità delle istituzioni e sulle aspettative nei confronti delle future politiche comunali costituiscono un commento redazionale. La disponibilità dei posti può cambiare; gli interessati sono quindi invitati a verificare la situazione aggiornata direttamente presso il Centro sanitario di Pirano.
