Le elezioni locali si avvicinano. Lo spazio politico si risveglia, compaiono i candidati, si compongono le liste, si moltiplicano dichiarazioni, fotografie e annunci. Insomma, la consueta stagione preelettorale.
Qualcos’altro, invece, è diventato insolitamente silenzioso.
Il Consiglio comunale.
L’ultima seduta ordinaria del Consiglio comunale del Comune di Pirano si è tenuta l’8 luglio. In agosto è seguita una sola seduta per corrispondenza, dedicata a un’unica questione. Fino a metà settembre non vi è stata una nuova seduta ordinaria.
Di per sé, questo non significa ancora nulla di drammatico. Il regolamento, dopotutto, non stabilisce che il Consiglio comunale debba riunirsi ogni mese. Il sindaco deve convocare le sedute secondo le esigenze decisionali, ma almeno quattro volte all’anno. Formalmente, dunque, molte cose sono possibili.
Ma la politica non è soltanto una questione di ciò che è consentito.
È anche una questione di ciò che è opportuno.
E soprattutto: di ciò che ci si può attendere da chi governa proprio alla fine del mandato.
Quando le domande sono più numerose, le sedute sono meno?
Alla vigilia delle elezioni locali ci si aspetterebbe, in realtà, il contrario.
È il momento in cui si concludono i progetti, si verifica l’attuazione del bilancio, si adottano o si preparano decisioni urbanistiche, si dispone del patrimonio comunale, si analizzano quattro anni di lavoro e, soprattutto, si pone la domanda su che cosa sia stato realizzato delle promesse e che cosa invece non lo sia stato.
I consiglieri hanno il diritto di porre domande.
Chi governa deve rispondere.
E una seduta ordinaria del Consiglio comunale è uno dei pochi luoghi in cui questo dialogo si svolge pubblicamente, davanti alle telecamere, con un verbale e senza la possibilità che una domanda scomoda scivoli semplicemente lungo la cronologia di un social network.
Forse è proprio per questo che risulta interessante un dettaglio amministrativo piuttosto banale: le sedute del Consiglio comunale non vengono convocate dal Consiglio comunale. Le convoca il sindaco. Anche la proposta dell’ordine del giorno viene preparata dal sindaco.
La domanda, quindi, non è perché il Consiglio comunale non si riunisca.
La domanda più precisa è:
perché non è stato convocato?
Quattro anni fa era diverso
Il confronto è interessante.
Nell’anno elettorale 2022 il Consiglio comunale di Pirano si riunì il 7 settembre in seduta straordinaria. Già il 22 settembre seguì una seduta ordinaria, alla fine di settembre un’altra seduta per corrispondenza e il 10 ottobre nuovamente una seduta ordinaria.
Proprio nel periodo in cui le elezioni locali erano già nell’aria, dunque, la vita politica del Comune non si fermò. Al contrario, il Consiglio comunale continuò a svolgere normalmente la propria funzione.
Quest’anno il quadro è, almeno per ora, piuttosto diverso.
E non occorre cercare una cospirazione.
Forse è soltanto una coincidenza. Forse è il ritmo di lavoro estivo. Forse manca il materiale da trattare.
Tutto è possibile.
Ma se vi sono questioni aperte, se i consiglieri desiderano un dibattito e se le elezioni si avvicinano, diventa politicamente piuttosto comodo che uno spazio per tale dibattito semplicemente non ci sia.
Non occorre evitare una risposta, se la domanda non ha un luogo in cui essere posta.
Una seduta per corrispondenza non è un dibattito politico pubblico
La seduta per corrispondenza di agosto non colma questo vuoto.
Una seduta per corrispondenza è uno strumento utile per decisioni urgenti e tecniche. Il regolamento di Pirano la limita addirittura in modo esplicito ai casi in cui non sia possibile convocare una seduta ordinaria ed esclude le questioni che richiedono un dibattito più ampio.
Ed è proprio il dibattito più ampio il punto essenziale.
Il Consiglio comunale non è una macchina per votare dell’amministrazione comunale. Non è un organo il cui compito consista soltanto nell’approvare deliberazioni già predisposte.
È l’organo supremo di decisione del Comune.
È lì che il sindaco, la dirigenza del Comune e l’amministrazione comunale devono spiegare il proprio operato anche a chi non è d’accordo.
Questo è spesso scomodo.
Ma la democrazia ha la scomoda caratteristica di essere più importante proprio quando è scomoda.
Il silenzio preelettorale può essere molto comodo
Nelle prossime settimane sentiremo certamente parlare molto dei risultati raggiunti.
Vedremo nuove fotografie, inaugurazioni, pubblicazioni, presentazioni di progetti e probabilmente parecchie frasi che cominciano con «in questo mandato abbiamo...».
Bene.
Ma i cittadini dovrebbero avere la possibilità di ascoltare anche l’altra parte della storia.
Che cosa non è stato fatto?
Perché non è stato fatto?
Quanto è costato?
Che cosa è cambiato?
Che cosa resterà alla prossima amministrazione?
E soprattutto, che cosa ne pensano i consiglieri, compresi quelli che non fanno parte dell’attuale cerchia di potere.
Il Consiglio comunale esiste per questo.
Forse la prossima seduta sarà convocata domani e tutto questo sarà soltanto una pausa estiva insolitamente lunga.
Se sarà così, tanto meglio.
Ma fino ad allora resta una domanda legittima:
il minor numero di sedute prima delle elezioni è soltanto una coincidenza di calendario oppure è politicamente piuttosto conveniente che negli ultimi mesi del mandato vi siano un po’ meno domande pubbliche e un po’ meno risposte pubbliche?
Perché la campagna elettorale serve a raccontare la storia di chi governa.
Il Consiglio comunale, invece, è uno dei luoghi in cui si può verificare quanto quella storia corrisponda al vero.
