Piran odloča – Pirano sceglie 2026

COMMENTO DEL GIORNO · FONTI + VOCE DEI CITTADINI + ANALISI

Gli elettori non possono revocare il sindaco per quattro anni. Chi lo controlla davvero?

Gli elettori eleggono direttamente il sindaco, ma non possono revocarlo direttamente soltanto perché hanno perso la fiducia politica in lui.
COMMENTO DEL GIORNO
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Oggi nello spazio pubblico sloveno si è riaperta la questione di chi goda, nel nostro sistema, del mandato politico più protetto. Per la democrazia locale la risposta è piuttosto scomoda: gli elettori eleggono direttamente il sindaco, ma non possono revocarlo direttamente soltanto perché hanno perso la fiducia politica in lui.

Ciò non significa che il mandato del sindaco non possa cessare anticipatamente in nessun caso. La legge prevede motivi per la cessazione dalla carica. Significa però che l'insoddisfazione dei cittadini, le promesse disattese, le cattive decisioni politiche o la perdita di fiducia, di per sé, non fanno scattare una votazione per la revoca.

Agli elettori, di regola, non resta quindi che attendere le elezioni successive.

Ed è proprio per questo che il controllo sul sindaco non dovrebbe diventare un tema soltanto quando scoppia uno scandalo.

Quattro anni non sono una cambiale in bianco

Fra pochi giorni inizierà ufficialmente anche il periodo degli adempimenti per le elezioni locali. I candidati cercheranno di convincere gli elettori ad affidare proprio a loro i prossimi quattro anni di gestione del Comune, del suo patrimonio e del denaro pubblico.

Ma, accanto a tutte le promesse su parcheggi, alloggi, strade, cultura, turismo e sviluppo delle aree rurali, dovremmo porre ai candidati anche un'altra domanda, meno piacevole:

Come volete che noi cittadini vi controlliamo dal giorno dopo le elezioni?

La vittoria alle elezioni conferisce il mandato per guidare il Comune. Non conferisce la proprietà del Comune.

La scheda elettorale non è una cambiale in bianco con cui gli elettori sottoscrivono per quattro anni tutte le decisioni future, comprese quelle di cui prima delle elezioni non si è detta una sola parola.

I meccanismi di controllo esistono – almeno sulla carta

L'autonomia locale ha tre organi autonomi: il sindaco, il consiglio comunale e il comitato di controllo.

Il consiglio comunale approva il bilancio, i regolamenti e le altre decisioni fondamentali. I consiglieri possono porre domande, chiedere chiarimenti, opporsi alle proposte e verificare l'operato del potere esecutivo.

Il Comitato di controllo del Comune di Pirano è il massimo organo di controllo della spesa pubblica nel Comune. Controlla la gestione del patrimonio comunale, la destinazione e l'efficienza nell'impiego del denaro di bilancio e la gestione finanziaria degli utilizzatori del bilancio comunale.

Suona bene. Ma ogni meccanismo di controllo vale soltanto nella misura in cui è realmente messo in condizione di funzionare.

Se i consiglieri ricevono la documentazione troppo tardi, il dibattito è una formalità. Se contratti, appendici contrattuali e dati sugli investimenti sono difficilmente accessibili, il pubblico resta sempre un passo indietro. Se i risultati dei controlli vengono pubblicati soltanto quando le decisioni non possono più essere corrette, otteniamo un rapporto, non un controllo efficace.

Nemmeno il miglior regolamento serve, se la responsabilità continua a perdersi tra amministrazione comunale, enti pubblici, aziende e organi politici.

A Pirano la questione non è teorica

A Pirano si ripropongono le questioni della trasparenza degli investimenti comunali, della gestione del patrimonio pubblico, dell'uguaglianza delle regole, della comunicazione politica e dell'accesso ai documenti.

Il caso di ieri, legato all'acquisizione di informazioni sul nuovo marchio dell'Ente per il turismo Portorose, ha mostrato una cosa molto semplice: per ottenere risposte essenziali sulla spesa di denaro pubblico, un cittadino non dovrebbe avere bisogno dell'intervento del Commissario per l'informazione.

Il controllo, infatti, non comincia con una denuncia penale, una revisione o una seduta straordinaria. Comincia con una risposta tempestiva e comprensibile a una domanda ordinaria.

Quanto costa il progetto?

Chi ha preso la decisione?

Chi ha firmato il contratto?

Perché il prezzo è cambiato?

Quante appendici contrattuali sono state stipulate?

Perché l'esecuzione è in ritardo?

Che cosa ha fatto il Comune dopo le constatazioni del comitato di controllo?

Non sono domande ostili. Sono domande normali dei proprietari del Comune: i cittadini.

Una critica su Facebook non è ancora controllo

I social network possono segnalare un problema, ma non possono sostituire le istituzioni.

I commenti arrabbiati non sono il verbale di una seduta. Il numero dei «mi piace» non è una prova. Le voci non sono una revisione. Lo «sputare addosso» politico non equivale a una verifica responsabile dei fatti.

Ma neppure le autorità possono liquidare ogni critica come una diceria. La migliore risposta alle voci non sono dichiarazioni risentite o pubbliche relazioni politiche, bensì documenti pubblicati rapidamente, cifre e cronologie chiare.

Dove vi sono abbastanza informazioni verificabili, resta meno spazio per le manipolazioni, sia dell'opposizione sia del potere.

Per un controllo effettivo, oltre al consiglio comunale e al comitato di controllo, sono quindi indispensabili anche uno spazio mediatico locale indipendente e un'opinione pubblica che insista per ottenere risposte.

I candidati offrano più delle promesse

Prima delle elezioni di quest'anno, quindi, non basterà chiedere che cosa costruiranno i candidati. Dovremo chiedere anche che cosa pubblicheranno.

I contratti e le appendici contrattuali saranno pubblicati in modo pubblico e trasparente?

Per ogni investimento maggiore sarà possibile seguire il valore iniziale, gli aumenti di costo, le scadenze e le persone responsabili?

Le risposte alle domande dei consiglieri e dei cittadini saranno tempestive e accessibili a tutti?

Il Comune pubblicherà come ha attuato le raccomandazioni del comitato di controllo?

Le stesse regole varranno per gli alleati politici, gli avversari e tutti gli altri cittadini?

E soprattutto: la trasparenza varrà anche quando i documenti saranno scomodi per chi governa?

Chi desidera un mandato quadriennale senza possibilità di revoca politica dovrebbe accettare volontariamente quattro anni di controllo pubblico rafforzato.

Non perché nessuno si fidi di lui. Ma perché, in democrazia, la fiducia non si pretende una volta ogni quattro anni: la si giustifica ogni giorno.

Il sindaco è eletto direttamente, ma il Comune non è direttamente suo.

Gli elettori gli consegnano le chiavi per quattro anni. Non gli consegnano l'estratto tavolare.

La democrazia non può significare: grazie per il voto, ci vediamo fra quattro anni.