Ieri Palazzo Trevisini è diventato qualcosa di più di una vicenda immobiliare. È diventato il simbolo di una domanda alla quale Pirano cerca da tempo una risposta: a chi è destinata, in fondo, la città?
Ai residenti? Ai turisti? Agli investitori? Ai proprietari? Oppure a tutti, ma secondo condizioni che il Comune sappia stabilire per tempo e far rispettare con coerenza?
Nella seduta di ieri i consiglieri hanno affrontato la tutela del centro storico. Un’iniziativa comprensibile e, in linea di principio, positiva.
Eppure porta con sé una domanda piuttosto scomoda.
Perché cominciamo così spesso a discutere seriamente della protezione della città soltanto quando un palazzo è già stato venduto?
Tutela del patrimonio o correzione delle scelte precedenti?
Pirano non è soltanto un insieme di belle facciate, strade di pietra e palazzi storici. È una città viva, il cui valore dipende anche dalle persone che la abitano.
Quando un grande edificio storico diventa una somma di appartamenti turistici, non cambia soltanto il suo interno. Può cambiare il carattere della strada, del quartiere e, gradualmente, dell’intera città.
La salvaguardia del patrimonio non può però dipendere dall’identità dell’acquirente, dalla risonanza di una vendita o da chi solleva il problema in Consiglio.
Se un edificio è importante per il futuro della città, deve essere chiaro prima della sua vendita, non soltanto dopo.
Due decisioni, due messaggi?
Proprio ieri il Consiglio comunale ha approvato anche un regolamento che fissa a 270 giorni annui il limite degli affitti brevi di un singolo appartamento. Per le persone fisiche che esercitano come sobodajalci, ossia locatori privati registrati, resta il limite legale di 180 giorni. L’approvazione non coincide ancora con l’entrata in vigore e l’inizio dell’applicazione del regolamento.
Nella stessa seduta i consiglieri hanno dunque sostenuto ampie possibilità di locazione turistica e, contemporaneamente, avviato un percorso di ulteriore tutela del centro storico.
Naturalmente, affittare per brevi periodi un’abitazione esistente e trasformare fisicamente un palazzo in appartamenti non sono la stessa cosa. Entrambi i temi, però, appartengono alla discussione sul futuro della città.
Quanto turismo può accogliere una città senza perdere progressivamente la propria funzione abitativa e sociale?
E soprattutto: il Comune decide sulla base di una strategia unitaria di lungo periodo oppure risponde a ogni nuovo problema con un provvedimento diverso?
Pirano: il centro storico non è soltanto un mercato immobiliare
La proprietà privata è un diritto da rispettare. Anche gli investimenti, di per sé, non sono una minaccia. Al contrario, senza capitali privati molti edifici storici probabilmente non verrebbero mai restaurati.
È altrettanto legittimo, però, che il Comune tuteli l’interesse pubblico attraverso misure urbanistiche conformi alla legge e proporzionate.
Questo interesse non si esaurisce nella conservazione delle facciate.
Comprende anche la possibilità e le ragioni per continuare a vivere in città: servizi quotidiani, quartieri, rapporti di vicinato e vita anche a novembre, gennaio e febbraio.
Una città che conserva gli edifici ma perde gli abitanti può diventare uno splendido monumento turistico. Ma è ancora una città?
Prima delle elezioni servono risposte
Alle elezioni locali mancano poche settimane. Sarebbe quindi giusto che il confronto su Trevisini non si fermasse a una delibera o a uno scontro politico su una singola vendita.
Dall’amministrazione attuale e da chi aspira ad assumerne la responsabilità dovremmo pretendere risposte molto più concrete.
Quale Pirano immaginano nel 2035? Quanto spazio deve restare nel centro storico per la residenza stabile? Quali edifici richiedono maggiore protezione? Con quali strumenti giuridici, urbanistici e finanziari intendono raggiungere questi obiettivi?
Senza risposte, ogni nuovo palazzo diventerà una polemica, ogni vendita uno scontro politico e ogni misura di salvaguardia una reazione a qualcosa che è già accaduto.
Pirano non ha bisogno di protezione da un singolo acquirente, da un investitore o da una vendita.
Ha bisogno di un’idea chiara di ciò che vuole restare. E soprattutto della volontà politica di tutelare quell’idea per tempo.
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